La Repubblica Roma April 19, 2015

Dopo di lui il diluvio. O più esatto sarebbe dire: dopo il diluvio lui. Si intitola “David LaChapelle, After the Deluge” la retrospettiva dedicata al grande fotografo e artista Americano che si inaugura il 30 aprile a Palazzo delle Esposizioni. Perché questo titolo dalle sfumature apocalittiche? La mostra si concentra (ma non solo) sui lavori che LaChapelle ha realizzato dopo il 2006, anno spartiacque della sua produzione artistica. Nel 2006 infatti l’autore ha firmato la monumentale serie “The Deluge”, ispirata all’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina: opera creata non su incarico di un committente, non destinata a una campagna pubblicitaria o alle pagine di una rivista di moda come era avvenuto fino ad allora, bensì per essere esposta in un museo.

Dopo “The Deluge” la produzione del fotografo americano, virtuoso del kitsch alto di gamma, si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Lo scrive il curatore della mostra Gianni Mercurio nel suo saggio introduttivo: “Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedent (unica eccezione è “The Electric Chair” del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono... LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte”.

Tuttavia la mostra romana, costituita da 150 opere — alcune immense, sette metri x due, alcune stranote, altre totalmente inedite, alter ancora esibite per la prima volta in un museo — permetteranno al pubblico di ritrovare il David LaChapelle più conosciuto e riconoscibile, il più barocco, il più pop, il più bizzarro, onirico, caleidoscopico, il più vinilico ed estremo nella saturazione dei colori e nella visionarietà delle composizioni, dove il successo dell’eccesso per nostra fortuna è sempre temperato dall’ironia. “C’è stato un tempo in cui lavoravo per le riviste di moda e c’era libertà perché non ci si aspettava molto da quel genere di foto — racconta oggi l’ex ragazzo prodigio che a 17 anni fu lanciato da Andy Warhol su Interview — Alcuni erano solo scatti di evasione, con una dose di humour, ma poi, quando ho cominciato a esporre nelle gallerie mi sono reso conto che ci si aspettava di più da queste foto. Così ho voluto avere un dialogo più profondo con la gente che le guardava”.

In mostra a Roma anche un corpus di opera prodotte fra il 1995 e il 2005: scene di ispirazione surrealista basate su temi religiosi, citazioni di capolavori della storia dell’arte, ma soprattutto ritratti di celebrities del mondo della musica, del cinema, e della moda: “Nel mondo della moda sono sempre stato un outsider, ma facevo venire bene le persone, per questo ho fatto carriera”, ha raccontato l’artista. La mostra ospiterà una rassegna di filmati di backstage che documentano il complesso processo di realizzazione dei vari set. Ricordiamo che LaChapelle è anche regista di video musicali per star come Elton John, Jennifer Lopez, Amy Winehouse.

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