Il Giornale July 18, 2012

Sembrano pitture, ma sono fotografie. Le scene sono reali, create con modelli veri in ambientazioni surreali. Sono i 53 scatti di David LaChapelle esposti sino al 4 novembre al Lucca Center of Contemporary Art, in una rassegna monografica curata da Maurizio Vanni. La mostra racconta il percorso dell'artista attraverso dieci serie di opere, da Star System a Destruction and Disaster a Plastic People ad altro ancora. Riguarda gli anni 2001-2007, quando LaChapelle, uscito da lunghi periodi sofferenza (la morte del compagno per Aids e il timore di aver contratto la malattia), affronta il mondo con maggiore ottimismo. Il risultato è il colore forte e acceso delle sue fotografie. Ma l'ottimismo è solo apparente: dietro le immagini si nasconde una sferzata alla società americana con le sue contraddizioni, finzioni e narcisismi sino alla distruzione di se stessa. Emblematico After the Deluge: Cathedral, del 2007, della serie Deluge, in cui un gruppo di persone, di età e stato sociale differenti, pregano terrorizzate in una cattedrale immersa nell'acqua. Il nuovo diluvio universale deve rigenerare una società corrotta. Nella catastrofe non mancano segnali di speranza, un fiotto di luce, una bambina fuori di scena che alza un dito quasi a benedire come un Cristo bambino. Ogni particolare è curato, dal tavolo in bilico nell'acqua all'organo alle vetrate dipinte. Una scena a lungo preparata con personaggi e oggetti veri, come avrebbe potuto fare un pittore barocco. Sempre a Deluge appartengono le riprese di corpi di persone vive che fluttuano nell'acqua, fotografate in apnea, in attesa di una purificazione. Impressionante, sembrano cadaveri in immersione.

Niente si salva. Le star di musica, cinema, moda, marchiate da vizi e fobie (Star System), ormai prive di una vita propria, sono riprese in atteggiamento dissacrante: Elton John con due uova al burro sugli occhi, Naomi Campbell ridotta a un asettico manichino. Poi ci sono ossessioni ed eccessi sessuali, sadismo e feticismo di famose pornostar (Excess), mentre una serie di nature morte floreali - queste sì, bellissime - inneggiano alle risate della terra, in omaggio ai grandi maestri del passato.

La matrice di tutto è Andy Warhol, l'artista citato, reinterpretato, esasperato in ogni foto. È con Warhol che LaChapelle, nato a Fairfield nel 1963, inizia la sua carriera di fotografo collaborando alla rivista Interview. Poi, a dargli grande visibilità, sono state le collaborazioni a Vanity Fair, Vogue, Rolling Stones. Lo studio e l'emulazione degli artisti classici e barocchi hanno fatto il resto. Bernini, Michelangelo e tanti altri grandi gli hanno insegnato il valore dei simboli, delle allegorie, il metodo della messinscena. Strumenti per riprodurre una società diversa da allora, quella di oggi del cui sistema lo stesso LaChapelle sembra fare parte.

Mauritzia Tazartes

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