Gioia March 30, 2017

La moda è…

Bellezza, libertà, arte a voite. Non una cosa frivola, ma un modo di stare al mondo. Questo il punto di vista di un fotografo visionario e poco incline alle interviste, David LaChapelle. Che dopo una lunga pausa è tornato al suo primo amore, e dal 12 aprile sarà in mostra a Venezia

di Angelica Carraara


È il fotografo che trasforma la realtà in sogno, Surreale, provocatorio, pop, scandaloso.

Gli aggertivi si sprecano quando si parla di David LaChapelle, americano, 54 anni, innamorato, ricambiato, della moda. Intervistarlo è impresa ardua, ma noi ci siamo riusciti in occasione della presentazione a Londra della campagna pubblicitaria di Diesel, intitolata Make Love not Walls. Sarà in mostra alla Casa dei Tre Oci di Venezia (dal 12 aprile al 10 settembre) con Lost&Found, 100 immagini scattate dagli anni ’90. Più 18 opere degli ultimi quattro anni, mai viste prima. Fanno parte del progetto New World: la visione lachapelliana di paradiso, gioia, natura e anima.

David, come si descriverebbe?

Vediamo…(ride, ndr): sono umile e cerco di tenere i piedi per terra. Mi sono sempre considerato un artista. Ho iniziato a fare arte sin da giovane, esponevo le mie opere nelle gallerie di New York. Poi sono finito nel mondo dei magazine. Ho lavorato tanto nella moda perché pensavo che quella fosse la mia strada e anche perché solo con l’arte non mi sarei guadagnato da vivere.

Cosa fa di un fotografo un artista?

L’intenzione che mette nel lavoro.

Con l’avvento dei social media, in particolare Instagram, la fotografia non è più solo per privilegiati…

Il fatto che tutti possano usare carta e penna non fa di loro dei bravi scrittori! Si, è vero, oggi sono in tanti a credersi fotografi solo perché hanno un cellulare in mano e possono scattare una foto. Le giovani generazione credono che “like” sia sinonimo di qualità, e non è cosi.

Lei ha solo 3 fotografie sul suo profilo…

Si, sempre e solo le stresse tre!

L’uso dei colori fluo è un suo segno particolare.

Faccio foto da 35 anni. Ho fatto ili bianco e nero, i colori… Ogni foto è diversa per diverse ragioni. Ho fatto fotografie per fuggire, e altre con un senso profondo: la campagna di Diesel è una stratificazione di molti significati. Così anche lo scatto ha una texture molto ricca: ho usato diversi tipi di camera, dalla Polaroid al grande formatto.

Il mondo va al contrario: se penso che quando sono nata, nell’89, un muro è stato abbattuto e oggi in America ne progettano uno nuovo…

I muri ei sono sempre stati. Nati dalla paura, costruiti per tenere certa gente fuori. Sono un simbolo di separazione ma anche di libertà, quando li abbatti per stare tutti insieme senza giudizi e pregiudizi. Oltre al muro di Diesel ci sono atleti, ballerini, antanti, bambini, transgender, prostitute, Un’utopia contro la paura.

A proposito, che cosa le fa paura oggi?

Ho Sempre vissuro tempi insicuri. A 21 anni ero a New York e avevo l’Aids, i miei amici morivano di Aids, perciò niente mi fa più paura oggi. Di Sicuro non vorrei essere un 21enne: ho vissuto il mio inferno a quell’età. Dopodiché, se hai fede non puoi vivere nella paura, e io ce l’ho.

La macchina fotografica è la sua arma per combattere in nome dell’amore. Funziona?

Funziona per me. Questo è certo.

Nel 2006 ha mollato la moda. Cos’è successo?

Credevo di avere finito con lei e mi sono trasferito a Malibù. La vita aveva altri piani per me. Ho iniziato di nuovo a esporre nelle gallerie, ho ritratto celeb per scelta e non più per necessità. Da quel momento ho lavorato più che mai. Quest’autunno uscirà un mio libero con lavori inediti.

La moda per lei è arte oppure no?

Può esserlo, Alle persone piace pensare che la moda sia una cosa frivola, ma è da quando il mondo si è civilizzato che la gente si decora. Già gli aborigeni si adornavano con il body painting, con piume, perle e trecce nei capelli. E si tratta di bellezza. Da quando esistono la cultura e la civiltà c’è la moda, che è quel desiderio di voler apparire in un certo modo: il nostro modo di mostrarci al mondo, è un qualcosa di insito nel nostro essere. E in questo c’è dell’arte.

1 ogni 2 minuti

È la frequenza con cui viene venduta in Italia la “pillola dei cinque giorni dopo”, il contraccettivo d’emergenza in commercio dal marzo 2015, le cui vendite sono esplose: oltre 200,000 confezioni in 10 mesi, 660 al giorno, una ogni due minuti (fonte Federfarma). EllaOne non necessita di prescrizione, alvo per le minorenni, né del test di gravidanza. L’Aifa l’ha liberalizzata dopo 16 anni di lotte. in contrasto col ministero della Salute di Beatrice Lorenzin Il costo: 26,90 euro. non èrimborsato dal Ssn.


A sinistra, David Lachapelle americano, 54 anni fotografico a Londra durantela presentazione della carrciagna pubbilotaria di Deisel Make Love Not Walls (sopra, une seati)

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