Corriere della Sera June 7, 2013

David LaChapelle immortala i corpi smembrati delle statue del museo delle cere di Dublino. Scatti in mostra a Parigi

Un evento rovinoso ha ridotto le celebrities a pezzi. A Hollywood le star spesso vivono nel timore di un’aggressione, si proteggono in villa con sofisticati sistemi e si difendono con i bodyguards. Ciò che però non potevano prevedere è che la loro effigie di cera scatenasse la furia di un pazzo. Per spiegarvi la situazione bisogna ricordare l’accaduto. Nel 2007, a Dublino, un atto di vandalismo distrugge una cinquantina di statue al locale museo delle cere. Tutti quei personaggi-replica diventano così una distesa di “rovine umane”, da Kennedy a Michael Jackson, a Madonna, a Robert Redford, Leonardo DiCaprio e Lady Diana, solo per citarne alcuni. Letteralmente smembrati, anatomizzati, finiscono dentro delle scatole di cartone. Parabola noir del successo, che miete vittime (surrogate, in questo caso).

Come in battaglia. È a questo punto che s’innesta l’intervento di David LaChapelle, decidendo, con una sua pietas, di fotografare quei poveri resti di vanitas, dando loro una dignità, pari a quella che hanno i personaggi in carne e ossa da lui resi iconici nelle sue opere fotografiche. Questo suo lavoro, dalla lunga gestazione (2009/2012), viene ora esposto dopo New York alla galleria Templon di Parigi (dal 7/06 al 27/07). Certo non siamo abituati a un LaChapelle concettuale, abissalmente lontano dalle situazioni pop-sgargianti delle sue più note composizioni. Still life, titolo della mostra, non esprime solo il concetto di “natura morta” ma anche quello di una vita supplementare, concessa a quelle sculture vandalizzate. «Quando sono entrato al museo delle cere di Dublino mi sembrava di essere arrivato in un luogo dove, come in antichità e come in tutte le guerre di conquista, fossero passate delle truppe a devastare le sculture che trovavano in città. Abbattendo le statue essi decapitavano anche il potere sovrano», dice l’artista. «L’impressione che ho avuto, vedendo l’accanimento
con il quale le sculture sono state distrutte, è che in quella notte in cui è avvenuto il “massacro” si fosse compiuta una sorta di piccola rivoluzione contro un sistema di potere. È stato interessante constatare quali personaggi sono stati maggiormente offesi dall’atto vandalico, per esempio con il principe Carlo sono stati impietosi, mentre hanno risparmiato in buona parte Lady Diana. La morale è che come il pubblico crea delle celebrità così anche con crudeltà le distrugge… così è stato per esempio con Michael Jackson, che tutti volevano vedere incarcerato. Il suo è stato uno dei processi più costosi di tutti i tempi negli Stati Uniti».

I puniti e i salvati. I vandali hanno dimostrato un certo rispetto anche verso altri personaggi, come Gesù e gli apostoli, riuniti in un’opera che raffigurava un’Ultima Cena. «Forse, in questo caso, sono entrati in gioco i valori del cattolicesimo, ben radicato in Irlanda, che ha impedito loro uno scempio», dice l’artista.

Text By Francesca Pini

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